Certificazioni, professionisti e la guerra delle competenze [Video]

Certificazione, professioni e posizionamento

Anche i liberi professionisti cominciano a certificarsi. Lo fanno per sfruttare il vantaggio competitivo e per migliorare le proprie competenze.

Siamo in guerra. È una guerra di posizione, di quelle che si combattono in trincea. Una guerra in cui nessuno avanza. Nessuno perde, nessuno vince, ma tutti si logorano: s’indeboliscono perché si resta fermi. È la guerra delle libere professioni, quella in cui tutti usano l’arma delle parole trite e ritrite (sembra il suono di un mitra): «Siamo professionali», «solo servizi di qualità», «siamo leader».
In questa guerra di logoramento la qualità non conta. Gettala nel cestino delle cose dimenticate (a breve ti dirò perché). Per guadagnare posizione rispetto ai tuoi concorrenti, servono altre armi. Prima ancora serve una strategia.

 

Certificazioni: il coraggio di cambiare

Ok, ho appena scritto che prima ancora serve una strategia. L’ingrediente vero è un altro: è il coraggio. Non serve forse coraggio per uscire primi dalla trincea col rischio di farne le spese? Eppure è l’unico modo per non soccombere in maniera lenta e inesorabile. Serve coraggio perché la certificazione è volontaria. Non ti obbliga nessuno a farla. Ma la scelta è: resto in trincea in preda agli stenti o provo ad avanzare?
Poco tempo fa, sul sito del Sole 24 ore, ho letto un articolo su come alcune categorie professionali stiano intraprendendo la strada delle certificazioni. Nel caso dei liberi professionisti, i percorsi da seguire sono due:

  • Si certifica lo studio professionale. In questo caso si tiene conto del modello organizzativo.
  • A certificarsi è il singolo, quindi a contare sono le competenze.

Nel nostro Paese questa scelta è stata fatta da un manipolo di soggetti. «Secondo Accredia – spiega il Sole – sono solo una cinquantina gli studi di commercialisti certificati ISO 9001: un centinaio gli studi legali e di architettura». Perché numeri così bassi? Un motivo è culturale: le certificazioni sono di solito associate all’industria. L’altro motivo è legato al coraggio: cambiare non è semplice. Ci priva della sicurezza. E restare fermi, anche se in mezzo a mille problemi e beghe da risolvere, ci fa sentire comunque al sicuro. Stiamo lottando e questa consapevolezza potrebbe ingannarci: «Se non arrivano risultati non è colpa mia, infondo ce la sto mettendo tutta. Resto qui, al riparo», è la storia più facile che potremmo raccontarci. Ci giochiamo tutto a causa di questo inganno. Vediamo perché.

 

Certificare le competenze

Chi sta lavorando intensamente sul terreno delle certificazioni sono ingegneri e geometri. Gli architetti, invece, hanno detto no. «Abbiamo già i nostri corsi», ha spiegato Marco Aimetti, consigliere nazionale dell’Ordine degli architetti. Al di là delle scelte dei singoli Ordini, c’è però un elemento che accomuna tutti: le competenze. Sono queste a fare la differenza. E hanno a che fare anche col coraggio di cui parlavamo prima. Ci si può certificare per due motivi: adottando la filosofia del «pezzo di carta», oppure puntando alla crescita personale e all’innovazione. Non c’è nulla da fare: i professionisti, anche se non guidano aziende, devono avere uno spirito imprenditoriale, nel senso che devono pensare in ottica d’impresa, cioè dell’azione importante. Per questo è necessario pensare di continuo a nuovi modelli di Business, cioè al modo come creare, distribuire e catturare valore.

«La competenza ti fa entrare in partita, ma non basta. È il requisito minimo di accesso», dicono William Arruda e Deb Dib. La crescita professionale costante è fondamentale per ogni brand forte. Secondo il futurologo Ray Kurzweil, la conoscenza raddoppia di volume ogni anno (…) Se non stai imparando cose nuove, ma credi non ci siano problemi, perché tanto conosci il tuo lavoro – secondo noi – sei un povero illuso».

 

Cosa puoi fare oggi?

Puoi studiare un buon piano per uscire dalla trincea delle libere professioni. La qualità non conta. L’ho scritto all’inizio dell’articolo. È giunto il momento di spiegare: la qualità conta sempre, ma non è un elemento che può differenziare. Hai mai sentito qualcuno vendere prodotti o servizi vantando che fossero «quasi» di qualità? CHIAMAMI. Parleremo di quanto sia importante la formazione e di come creare nuovi modelli di Business perché, come dice Seth Godin, «indipendentemente da quanto impegno ci mettiate, se il vostro lavoro diventa una merce, non è sufficiente».

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